| Folk beat N.1 (1967) 40'59" |
Tutte le canzoni sono di Francesco Guccini, anche se figurano come scritte da Pontiak/Verona: forse v'interesserà sapere il perché.
Noi non ci saremo [5'15"]
In morte di S.F. [3'41"]
Venerdì santo [4'19"]
L'atomica cinese [2'37"]
Auschwitz [4'40"]
Talkin' Milano [5'30"]
Statale 17 [3'12"]
Il 3 dicembre del '39 [3'44"]
La ballata degli annegati [2'28"]
Il sociale e l'antisociale [5'33"]
In morte di S.F. Venerdì santo L'atomica cinese Auschwitz Talkin' Milano Statale 17 Il 3 dicembre del '39
Lunga e diritta correva la strada, l'auto veloce correva;
la dolce estate era già cominciata, vicino lui sorrideva.
Forte la mano teneva il volante, forte il motore cantava.
Non lo sapevi che c'era la morte, quel giorno che ti aspettava?
Non lo sapevi che c'era la morte? Quando si è giovani è strano
poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano.
Non lo sapevi, ma cosa hai sentito quando la strada è impazzita,
quando la macchina è uscita di lato e sopra un'altra è finita?
Non lo sapevi, ma cosa hai pensato quando lo schianto ti ha uccisa,
quando anche il cielo di sopra è crollato, quando la vita è fuggita?
Dopo il silenzio soltanto è regnato tra le lamiere contorte:
sull'autostrada cercavi la vita, ma ti ha incontrato la morte.
Vorrei sapere a che cosa è servito vivere, amare, soffrire,
spendere tutti i tuoi giorni passati se così presto hai dovuto partire.
Voglio però ricordarti com'eri, pensare che ancora vivi,
voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi.
Venerdì Santo: prima di sera, c'era l'odore di primavera;
Venerdì Santo: le chiese aperte mostrano in viola che Cristo è morto;
Venerdì Santo: piene d'incenso sono le vecchie strade del centro,
o forse è polvere che in primavera sembra bruciare come la cera.
Venerdì Santo: stanchi di gente siamo in un buio fatto di niente;
Venerdì Santo: anche l'amore sembra languore di penitenza;
Venerdì Santo: muore il Signore. Tu muori, amore, fra le mie braccia.
Poi viene sera; resta soltanto, dolce un ricordo: Venerdì Santo.
Si è levata dai deserti in Mongolia occidentale
una nuvola di morte, una nuvola spettrale che va.
Sopra i campi della Cina, sopra il tempio e la risaia,
oltrepassa il Fiume Giallo, oltrepassa la muraglia e va.
Sopra il bufalo che rumina, su una civiltà di secoli,
sopra le bandiere rosse, sui ritratti dei profeti,
sui ritratti dei signori, sopra le tombe impassibili degli antichi imperatori.
Sta coprendo un continente, sta correndo verso il mare,
copre il cielo fino al punto dove l'occhio può guardare, e va.
Sopra il volo dei gabbiani che precipitano in acqua,
sopra i pesci che galleggiano e ricoprono la spiaggia, e va.
Alzan gli occhi i pescatori verso il cielo così livido:
le onde sembra che si fermino, non si sente che il silenzio
e le reti sono piene di cadaveri d'argento.
Poi le nuvole si rompono e la pioggia lenta cade
sopra i tetti delle case, sulle pietre delle strade,
sopra gli alberi che muoiono, sopra i campi che si seccano,
sopra i cuccioli degli uomini, sulle mandrie che la bevono.
Sulle spiagge abbandonate una pioggia che è veleno
e che uccide lentamente, pioggia senza arcobaleno, che va.
Son morto con altri cento, son morto ch'ero bambino:
passato per il camino, e adesso sono nel vento.
Ad Auschwitz c'era la neve: il fumo saliva lento
nel freddo giorno d'inverno e adesso sono nel vento.
Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio;
è strano: non riesco ancora a sorridere qui nel vento.
Io chiedo come può l'uomo uccidere un suo fratello,
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento.
Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
di sangue la belva umana, e ancora ci porta il vento.
Io chiedo quando sarà che l'uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare, e il vento si poserà.
F: Vuoi fare il talkin'?
A: Facciamo il talkin', ma sai parlare?
F: Se so parlare? Come lo facciamo?
A: Facciamo così: fai la prima strofa tu, va bene? E poi seguo io, fai un'altra tu e seguo io, e così via.
F: Comincio io?
A: Sì.
Partiamo di sera verso Milano
io, Antonio l'americano,
Boy-Boy il cane, quattro chitarre,
Dodo Veroli, niente ragazze.
Quelle le troviamo su,
meno Boy-Boy che legge Linus,
lui va solo a bracchette.
A: My turn, but I'll do a little different.
Late last night when the moon was high
we keep the boat Boy-Boy and I,
with a loaded car right up to the brim
wouldn't want to leave out any of my women.
So took along seven harmonicas, six guitars,
five cigars,four extras, three bottles of Bourbon, two bottles of wine
one lump of sugar... from a "cappuccino", naturalmente.
A: Provi tu Francesco? Ma devo consigliarti: se fai come hai fatto prima dobbiamo rifare tutto!
F: Va bene.
Mangiamo un panino, trovato il dormire,
ci restano in tasca duemila lire,
tre plettri un po' usati, venti cerini,
sei sigarette e due tesserini
dell'autobus naturalmente,
Boy-Boy che non sa guidare
li userà per andare a donne (pardon, a cagnette).
A: This is the next thing that happened.
Your autostrada was all turn turning
with a car wadlen like a land of turtle.
And then, two I've forgotten to mention before, yeah!
Francesco Antonio kneeling on the floor (said you were kneeling),
sat there praying,
but it wasn't the name of the Pope they were saying.
Tardi la notte dormendo ho sognato
che Bob Dylan ero diventato
giravo il mondo con la chitarra,
e Ursula Andress era la mia ragazza
triste risveglio: c'era Alan con me!
It was a bad dream.
A: Wasn't a dream! Penso che potrei far migliore il mio italiano, però.
Tardi la notte dormendo ho sognato
that Barry McGuire ero diventato.
Giravo il mondo con la chitarra,
Brigitte Bardot era la mia ragazza.
Triste risveglio, c'era Francesco con me.
It was a wet dream.
A: Prova in inglese, Francesco, dài.
Some say Milano is like your town:
lots of people running around.
But no one worrying about when late
'cause when they get there they still got their way.
People and the rechange.
Just a few building arrange here in Milano.
Statale 17, il sole cade a picco,
tre giorni sulla strada, nessuno che mi carichi,
nessuno che si fermi, mentre tu chissà se aspetti me,
mentre qui l'asfalto che si scioglie brucia i tacchi alle mie scarpe,
sono a terra senza un soldo, chissà mai se arriverò da te.
Statale 17, com'è lunga da far tutta,
romba svelto l'autotreno; questo cielo ancor sereno
sembra esplodere d'estate mentre tu chissà se pensi a me,
mentre qui mi sento solo al mondo, senza un cane che mi cerchi,
son sudato e sono sporco, chissà mai se arriverò da te.
Statale 17, sembri esplodere nel sole.
Statale 17, alzo il dito inutilmente.
Statale 17, lungo nastro di catrame, la gente bene dorme,
sei deserta all'orizzonte, a quest'ora non c'è un cane che mi voglia prender su.
Statale 17, sei triste nella sera, non alzo più la mano,
cammino piano piano sulla strada ormai deserta mentre tu chissà se aspetti ancora,
mentre qui la strada che si sperde sembra un letto di cemento,
sono mortalmente stanco, chissà mai se arriverò da te.
Il 3 dicembre del '39 a stare al mondo volli provar:
mio padre, uomo ligio al partito, nome Benito mi volle dar.
Mia madre, santa donna di Dio, aggiunse un Pio per contentar
uno zio prete, che per commosso ringraziamento mi battezzò.
Appena giunto su questa terra ci fu la guerra e il genitor
che fu dei primi ad andar via dall'Albania mai più tornò.
Mia madre allora cercò lo zio per dirgli: "Pio, che mangerà?"
Egli rispose di aver pazienza; "La Provvidenza, vi aiuterà".
La provvidenza ci ha poi aiutati con i soldati della Wermacht,
poi dopo l'8, seguii gli eventi, e fui parente dello zio Sam.
Mia madre donna di gran pietà cercò in politica verginità:
sulla sua porta ci scrisse "Mary", scordai la lupa, mi chiamai Jack.
Quarantacinque: finì la guerra ma in questa terra pace non c'è:
il parabellum fanno cantare per festeggiare la libertà.
Mia madre allora che fiutò l'aria fu proletaria e si sposò
un pezzo grosso del C.L.N. e io divenni "Benski-Stalin".
I giorni passano, i tempi cambiano, i fronti cadono, la piazza calmasi.
Restaurazione, televisione, boom economico, seicento Fiat.
Mia madre, donna di grande amore, sentì nel cuore l'error di un dì:
fu clericale, democristiana e nella lana fede trovò.
Ora ho una fabbrica; solo un affanno: un miliardo all'anno appena mi dà.
Io son per la D.C. ma di sinistra e socialista diventerò.
Mia madre donna ormai d'età morì in odore di santità,
io chiesa nobili e terzo stato sempre ho fregato solo per me.